mercoledì 24 ottobre 2012

Granada è

l'alhambra. il generalife. maracena. il sei. l'autobus rosso. il cerrillo. calle granada. il 6B. il triunfo. l'albayzin. pedro antonio alarcon. i lavori del tram. i cinquanta gradi. la sierra nevada. la neve di ottobre. l'escursione termica. il sacromonte. i gitani. il rosmarino. l'elemosina. il botellodromo. il kit botellodromo. il ron anejo. i bustoni di ghiaccio da un kilo. i miei cocktails. i chinos aperti a tutte le ore. albolote. il buho inesistente. il 111. il taxi. le tapas. la hamburguesa. i chipirones. la carne in salsa. il perrito caliente. il chorizo. il prosciutto crudo. le papas asadas. lo shawarma. la caña. il tubo. la jarra. il tinto de verano. le pipas. la acera del darro. calle elvira. el paseo de los tristes. il genil. il palazzo dei congressi. i musulmani. i re cattolici. boabdil. il mirador di san nicolas. la bandiera. gran via. calle recogida. calle reyes catolicos. worldfriends. il rastrillo. le classi di italiano. le classi di spagnolo. i tremila campanelli. il colore dei tramonti granadini. i profumi del mercato delle spezie. i sorrisi. le lacrime. l'estudiante. avila. il playmobil. il camborio. il granada10. la mae. la antigualla. casa de todos. la marisma. il vinilo. la chupiteria 69. i punti. i week end lunghissimi. il receptionista figo. il numero mai dato. la chiamata tanto attesa. la chiamata mai arrivata. avanti il prossimo. la tranvata. l'argentina. il cile. la spagna. la barrista. la colf. la badante. la cuoca. il caffè più buono. il mercadona. il coviran. il dia. le amicizie. la convivenza. Domenica. Fabio. gli abbracci in cucina. le corse per arrivare prima ai fornelli. il patio. la bambina picchiosa. la sveglia del vicino alle 6 di mattina. l'indipendenza. la libertà. la felicità. il quadrifoglio. la malafolla granaina. l'andalusia. l'andalusa. l'accento spagnolo. l'incredulità della gente nel dirgli che sono italiana. il computer che si surriscalda. il decoder senza telecomando. 6 persone nell'ascensore. san jeronimo. pique sulle vetrine di mango. la paella gigante. pizza domino. nerja. la nebbia di agosto. il mare azzurro. la cachimba. garcia lorca. i piononos. la alpujarra. il flamenco. il ballo. il canto. gli artisti di strada. movidea. la vista da casa. i negozi. lo shopping. il neptuno. i bus alhambra. tre fottuti mesi. il tempo che passa. la vita che scorre. granada che la senti come casa. le interminabili domeniche pomeriggio. nomi, cose e cittá. il gioco dei personaggi. il reggaeton sparato a tutto volume. il melograno onniprensente. gli strani lampioni della gran via. il capacchione di cristoforo colombo. avenida de la costitución con tutte le statue. la plaza de toros. la corrida. la processione. il corteo universitario. traduzione. il mercato arabo. la birra alhambra. il corte inglés. il latta puleva. la paura di non farcela prima. la voglia di non tornare ora. un parola GRANADA. 

domenica 7 ottobre 2012

Quello con la a maiuscola.


Da quando sono qui, al contrario di quello che faccio nella mia piccola città, uso l’autobus. L’autobus è la mia macchina, il mio mezzo di locomozione qui a Granada. Ed è proprio sugli autobus che si incontrano i tipi e i personaggi più disparati. C’è lo sfattone, l’universitario, la figa e il belloccio, le mamme con i passeggini, i palestrati e poi ci sono loro, gli anziani. Soprattutto due in particolare. Una coppia.

Lui è un signore distinto sempre vestito con pantalone e camicia, il classico uomo in pensione, insomma. Poi c’è lei, la sua donna. Sua moglie. Sempre tutta agghindata.

Lei che nonostante l’età è sempre ben vestita, come se dovesse andare ad una festa tutte le volte. Ha sempre il rossetto sulle labbra, i cappelli ben aggiustati con fermagli colorati o “luccicosi”, le mani curate con lo smalto rosso, le scarpe abbinate alla borsa che porta. L’unica cosa che ti lascia un po’ pensare è il perché la signora anche alle nove di sera porti gli occhiali da sole.

La prima volta che li ho incontrati ho pensato che forse lei era stata operata da poco di cataratta o cose del genere. Poi invece, giusto il tempo che l’autobus arrivasse alla loro fermata mi sono resa conto che lei ha un bastone. Ma non un bastone normale, ma quello per ciechi. Fin qui niente di irrecuperabile.

Ma ragionando sul modo curato come va vestita questa donna, la mia mente parte e si fa lunghi ed immensi viaggio. Mi viene da pensare che sia il marito stesso a vestirla e prepararla per uscire.

Mi piace immaginare quest’uomo che con tutto il suo amore, lentamente le infila i collant, le apra l’armadio e descrivendo i vestiti che lei ha disposizione la aiuti a scegliere il vestito, le spazzoli i capelli e glieli sistemi con i fermagli. Mi piace fantasticare che una  volta a settimana le metta lo smalto e che abbia imparato a mettere il rossetto alla perfezione, senza fare una sbavatura.

Magari poi in realtà non è così. Magari c’è qualche altra donna, forse una figlia, che aiuti la donna non vedente a sistemarsi e ad essere perfetta. Magari è ipovedente e più o meno qualcosa ancora la riesce a vedere. Ma il solo modo in cui lui si prende cura di lei quando si devono avvicinare alla porta dell’autobus perché devono scendere mi lascia divagare l’immaginazione e credere che quell'uomo sia, nonostante l’età, il tempo e la vecchiaia, devoto e innamorato della sua donna al punto tale di fare cose che non si sarebbe mai immaginato.

Tutto questo per amore. Quell'amore senza tempo. Quell'amore che dura in eterno. Nel bene e nella cattiva sorte. Nella salute e nella malattia. Quell'amore che nonostante le difficoltà è sempre lì, dietro l'angolo, a volte anche un po' nascosto. 

E se un domani dovessi innamorarmi di nuovo, vorrei che fosse così, perché è così che me lo immagino io l’amore quello con la a maiuscola. 

mercoledì 19 settembre 2012

La Spagna che avrei voluto


Oggi 20 Settembre è il secondo MESIVERSARIO di questo progetto Leonardo. Questo significa che quello che sto per vivere, da oggi al 20 Ottobre, sará il mio ultimo mese “ufficiale” di progetto qui a Granada.
Come ho giá scritto in precedenza, la Spagna ogni giorno ti lascia qualcosa che non puoi dimenticare e che porterai sempre nel tuo cuore e nei tuoi ricordi. Odori, sapori, suoni, visi, sensazioni, emozioni, eccetera eccetera.

Ma questa esperienza in Spagna, per quanto possa essere il sogno di una vita che si è avverato, è anche motivo di stress e tensioni. A causa di cervelli veramente troppo piccoli. Cervelli così minuti che non comprendono l’importanza di questo progetto e di questa esperienza all’estero soprattutto per una laureata in lingue.

Questi due mesi granaini me li sarei voluti vivere in maniera molto più spensierata. Avrei voluto non pensare troppo al fatto di non potercela fare economicamente, avrei voluto non pensare ai problemi familiari, avrei non voluto pensare a dover mandare curriculum a destra e a manca anche qui in Spagna per l’Italia.

Avrei voluto semplicemente respirare. Immergermi a pieno in questa terra stupenda che tanto mi ha dato, ma che avrei comunque potuto vivere, girare e conoscere di più. Avrei voluto vedere posti vicini e visitato altre cittá. Perchè forse per quanto mi riguarda solo una è la possibilitá di vivermi la Spagna. Non c’è ne saranno altre. Non sono nata sotto una buona stella, questo l’ho sempre saputo.

Ma nonostante tutto, non mollo e continuo a vivermi questa esperienza al meglio che posso. Perchè la Spagna è sempre la Spagna e merita di essere vissuta così e spero che questa terra mi ami in questo ultimo mese come io amo lei.



lunedì 10 settembre 2012

Botellodromo


“… ed è proprio in quel momento che il leone, il più grande predatore esistente sulla faccia della terra, con il suo sguardo maestoso e prepotente, fissa la preda da lui scelta da lontano. Osserva tutte le sue mosse, i suoi atteggiamenti.  E lentamente con fare non troppo vistoso, le si avvicina a passo felpato, indifferente, quasi come se volesse che la preda non si senta in pericolo, e quando poi meno se lo aspetta… zac… attacca la preda e la cattura tra le sue grinfie. E ormai l’unica cosa che il povero animale cacciato dopo essersi resa conto che ormai è stata catturata non può fare altro che restare immobile e sopperire.”

Questa breve descrizione della “caccia del leone” rispecchia perfettamente la tecnica del rimochio granaino, che in realtà non so se sia perfettamente tipica del posto, dato che per il momento sono stata “rimorchiata” o “approcciata”, o chi più sinonimi abbia, più nè metta, da un californiano e un argentino, ma per lo meno è la tecnica usata al botellodromo.

Cos’è il botellodromo? La parola botellodromo nasce da un’altra parolabarraabitudine spagnola che è il BOTELLON. Ecco cos’è:
“Con il termine spagnolo botellón si definisce un fenomeno diffuso in Spagna dalla fine del Novecento in cui sono prevalentemente coinvolti giovani che si ritrovano in gruppi numerosi per consumare all'aperto bevande alcooliche o analcoliche, bibite, tabacco (spesso e volentieri consumato con sostanze aggiuntive tipo hashish e/o marijuana). L'obiettivo è quello di bere in compagnia, suonare, ballare e chiacchierare in semplice allegria in alcuni spazi della città senza la necessità di spendere molto denaro in locali, pub o discoteche. Il termine deriva probabilmente dallo spagnolo botella ("bottiglia").  L'attività si pratica in luoghi pubblici quali strade, piazze o parchi delle città spagnole. In alcune di esse, arrivano a riunirsi migliaia di persone ogni fine settimana. I partecipanti portano bevande alcooliche oltre ai bicchieri, alle bibite e al ghiaccio per preparare i loro drink artigianali.” – Citazione Wikipedia, ah se non ci fosse!!!
Perciò il Botellodromo è un posto, che in realtà a me sembra tanto un parcheggio, ma che però ancora non ho capito che cavolo sia, dove i giovani granaini, e a questo punto mi viene da dire, e non solo si incontrano per bere, stare insieme, scambiare due chiacchiere e ovviamente rimorchiare prima di andare a ballare.

La tecnica del rimorchio è pari, pari a quella della caccia alla preda del leone. Tu sei lì con il tuo gruppo a cazzeggiare, ridere, parlare, bere cocktail artigianalissimi (quanto tornerò potrò aprirmi un chiosco di cocktail artigianali, visto che sono la bartender di questo progetto Leonardo) e nel frattempo con molta nonchalance ti guardi in giro, destra-sinistra-avanti-dietro fino a quando ...PUFF..., vieni beccata da uno sguardo predatore, quello che molto probabilmente per tutta la sera sarà colui che ci proverà.

Se il tipo di piace iniziano una serie di sguardi tipo tira e molla, guarda tu che guardo io, se poi non sei interessata o ti sentirai gli occhi puntati addosso per tutta la sera o se hai la fortuna trovi qualcun’altro con il radar acceso che ti intercetta e si ripresenta di nuovo il guarda-tu-che-guardo-io oppure il passaparola.

Nel caso il tipo ti piace o per lo meno ti interessa, cosa non molto rara visto l’alto numero di testosterone che gira al Botellodromo di Granada, il predatore farà di tutto per attaccare bottone come chiederti un pezzo di ghiaccio, o un po’ di alcol, di lemon-casera-cocacola, dipende tutto da ciò che beve e bevi, o arriverà anche a cercare di vendere un po’ di fumo al tipo più sfigato del tuo gruppo pur di provare ad attaccare bottone con te. Per lo meno non sono statici come gli italiani, che più del guardo-io-che-guardi-tu perenne non passano mai e poi mai alla fase successiva.

E dopo questa fase, succede l’inferno. Gruppi più disparati che si uniscono, se anche nel tuo ci sono dei ragazzi è la fine. Un gruppo vende la propria amica agli altro. Così partono gli inviti e gli scambi di telefono. E se poi non riesci a beccare nè uno e nè altro cosa succede? Morto un papa se ne fa un altro. Dopotutto siamo in Spagna. Olè!


Il Botellodromo di Granà

venerdì 31 agosto 2012

La Mudanza


Quando dico che tutto può succedere in questo Progetto Leonardo è semplicemente la verità. Un giorno ti ritrovi ad Albolote, il giorno dopo ti svegli e ti trasferisci a Maracena. Potrebbe essere una sfiga ma in realtà è solo una fortuna.

Punto primo, perché sei molto più vicina a Granada, infatti non c’è una linea ben precisa che divide Granada da Maracena. E’ come se fosse una succursale. Decisamente è molto meglio collegata del piccolo paese mortorio, ah no dormitorio, che è Albolote. Finalmente posso prendere anche io gli autobus rossi e non solo gli “amarilli”.

Punto secondo. Non devo più tornare a casa da sola la notte dopo la FIESTA. Non più passeggiate “forzate” di 7/8 chilometri alle 4 di notte! Yuppy!

Ma prima di benedire questa MUDANZA, leggi trasloco in italiano, l’ho innanzitutto maledetta soprattutto il giorno in cui l’ho fatta!

Tutto inizia con me che faccio la valigia, rificcare nella valigia tutto ciò che avevi tolto quasi un mese e mezzo prima è davvero fastidioso, soprattutto quando ti devi caricare anche la spesa che non puoi lasciare nel frigorifero. Perciò oltre la valigia, riempio buste di scarpe e roba da mangiare.

Verso le 14.00 di una mattinata/pomeriggio, dipende dai punti di vista se sono spagnoli o italiani, decido di prendere l’autobus. Così carica a ciuccio, scendo di casa e mi dirigo alla PARADA DELL’AUTOBUS e così succede che il tragitto che generalmente dura 2 minuti sembra durare 2 ore, in tutto questo, mentre continuo a essere carica come un dromedario, prendo un rialzo del pavimento e, fortuna vuole che mi si apre la suola del sandalo così, invece di due ore il tragitto dura 2 giorni, con me che sono sempre carica di roba, come non so quale altro animale vivente sulla faccia della terra, mi trascino una gamba per evitare che mi si rovini ancora di più quel maledetto sandalo.

Dopo 2 giorni e qualche ora arrivo alla fermata dell’autobus e mi viene il lampo di genio. MI CAMBIO LE SCARPE. Così nonostante tutte le persone presenti alla fermata, nonostante i fighi che escono dalla palestra che si trova dietro la fermata, prendo e apro buste e bustina, scatole e scatoline e con molta nonchalance, così tanta che stavo cadendo, mi cambio le scarpe.

Poi per fortuna mi ricompongo, fino a quando mi rendo che comunque la giornata non è poi così FRESQUITA come mi era parsa, e inizio a grondare acqua dalla fronte! Manco le fontane!!! Mi metto lì in piedi e aspetto l’autobus. E così passano i minuti. 2 minuti di ritardo e niente. 5 minuti niente. Così arriviamo a 10, e poi a 15, e poi ancora a 20 fino ad arrivare a 30 minuti.

Così finalmente arriva e mi ci fiondo dentro. Ovviamente come sempre rischio per due o tre volte di cadere perché l’autobus frena in una maniera esageratamente brusca. Inutile descrivere gli sguardi delle persone nell’bus…

Dopo un viaggio di 10 minuti, arrivo alla fermata dove devo scendere e per trenta e trentuno non mi si rompe una busta. Qualcuno lassù, se c’è, ha voluto pietà di me. Arrivo come uno straccio alla casa nuova. Trascinandomi buste, valigie e sudore, ma finalmente ci arrivo. Tempo mezz’ora e sono di nuovo per le scale per andare a lavoro.

Di questo facilissimo trasloco ne porto ancora le conseguenze. Muscoli delle braccia e delle spalle doloranti e lividi violacei sugli avambracci. Però resta il fatto che almeno ora mi sento, finalmente più serena. Ay, ay, ay questa Spagna. 

mercoledì 22 agosto 2012

MOKA - Storia di una caffettiera


C’era una volta una caffettiera italiana, dal nome Moka. Moka era piccola, carina e soprattutto nuova. Era fissa sullo stesso scaffale di un negozio qualunque già da parecchio tempo, infatti aspettava con trepidazione che qualcuno la scegliesse, in mezzo a tutte le altre caffettiere, e la portasse a casa con sé.

Un bel giorno arrivò Alessandra. Una giovane ragazza, vincitrice di un progetto chiamato Leonardo che avrebbe iniziato da lì a poco in Spagna, che stava giusto cercando una caffettiera. Moka fece di tutto per farsi notare e Alessandra innamoratasi proprio di lei la comprò e la mise in valigia con tutte le altre cose che doveva portare con se in Spagna.

Così Moka dopo aver fatto un lungo viaggio arrivò in Spagna insieme ad Alessandra. Appena arrivata a casa Alessandra mostrò la piccola Moka a Fabiana e Teresa, le sue coinquiline, come se lei fosse un gioiellino e di questo Moka né era davvero, davvero fiera.

Così Moka iniziò a fare caffè a tutte le ore e ad allietare le giornate alle tre fanciulle. Veniva costantemente utilizzata e questo la rendeva felice. Finalmente si sentiva utile.

Solo che però con il passare del tempo Fabiana e Teresa  iniziarono a non pulire Moka dopo che la utilizzavano. E così ogni volta restava con la posa e con i segni del caffè dentro. Moka perciò giorno dopo giorno, uso dopo uso iniziò ad essere triste nonostante però continuava a fare un buonissimo caffè per le tre donne.

Un giorno, Alessandra stanca di vedere la Moka sporca e triste, decise di fare qualcosa per spronare le due donne cattive e fece un bel cartellone e lo appese in cucina sopra i fornelli.



Da quel giorno, dopo essere utilizzata Moka viene ripulita alla perfezione da Teresa e Fabiana, così da essere subito pronta per il prossimo utilizzo.

Mesiversario.


Dopo quasi un mese dall’inizio di questa esperienza “Leonardiana” è possibile già tirare un paio di sommette.
Sono qui sbattuta in “pueblecito” chiamato Albolote a 12 chilometri dalla meravigliosa Granada, definito anche paese DORMITORIO, che forse io sostituirei con l’aggettivo “MORTORIO” perché in realtà a parte il Mercadona e la fermata degli autobus sotto casa, non ha niente di vivo. E’ il classico paesotto di provincia del sud Italia, dove trovi le nonnette sedute fuori la porta di casa all’ombra e che puntualmente hanno da dire “Ay ay ay, esta joventud de hoy..”. L’unica differenza tra le nonnette italiane e quelle spagnole? Il VENTAGLIO!

Per fortuna, il pueblecito è collegato bene DURANTE IL GIORNO con Granada. Ogni 20 minuti c’è un autobus che ti porta dritto, dritto alla realtà “granaina”. Sottolineo DURANTE IL GIORNO per il semplice motivo che fino alle 23:00 c’è l’autobus, dopo quell’orario il Consorcio de Trasporte Metropolitano, Area de Granada ha deciso che te la devi vedere da solo. Appena arrivati, io e i fantastici 5, ci avevano parlato di un BUHO BUS ma dopo QUASI un mese che siamo qui non ne abbiamo mai visto mezzo. Allorché qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di chiedere agli autisti del nostro amato AMARILLO che però dopo avermi guardata con una faccia come per dire “che c***o sta dicendo questa”, che per fortuna non era riferito al mio spagnolo, siamo arrivati alla conclusione che neanche loro che fanno questo mestiere da una vita sanno dell’esistenza di Mister BUHO BUS!

Perciò cosa si fa il weekend per tornare a casa? Un’alternativa è aspettare il primo autobus delle 7:00. Ma sarebbe troppo scontata come cosa. Seconda alternativa è quella di dare soldi ai tassisti che ti chiedono 15 euro a tratta Granada – Albolote. Ma siccome sono e siamo tipi tosti abbiamo anche l’ultima alternativa, che ovviamente è quella più folle, ma siccome ci piace esserlo è quella che prediligiamo di più; e sarebbe farsi come minimo 45 minuti a piedi. Anche qui poi ci sono due alternative. O fare 45 minuti Granada – Maracena e poi prendee il taxi o farsi il taxi fino a Maracena da Granada e poi farsi a piedi Maracena – Albolote. L’unica cosa positiva di queste lunghe ed intense camminate è il fatto che oggi andando a fare un po’ di shopping, approfittando degli ultimi saldi, ho preso un pantalone che è una taglia in meno da quella che di solito porto. Di questo devo dire sono molto, ma molto orgogliosa. Se continuo così fino a fine ottobre tornerò a casa la metà di quella che sono partita.

Questo cambiamento di “peso”, facciamo taglia, và che suona meglio. E’ dovuto anche al terribile vizio che abbiamo preso dal primo giorno che siamo arrivati, e cioè “IR DE TAPAS”! In cosa consiste una tapa? Tu ordini un TUBO di Birra e loro ti portano qualcosa da mangiare incluso nel prezzo. Sarebbe una “genialata” se non fosse che in alcuni posti mangi veramente ma veramente poco. L’apice della pochezza l’abbiamo raggiunta in un Bar tra le viuzze del Albayzin dove al seguito del bicchiere di birra ci sono arrivate 4 olive e una mezza fetta di melone bianco e prosciutto crudo sopra. Mentre il vertice della pienezza della tapa l’abbiamo avuto a CASA DE TODOS dove come tapas ti portano un sfilatino da leccarsi i baffi, perciò consigliatissimo.

La birra qui te la buttano a fiumi, ci sono miliardi di tipi e di marche. Ogni bar ha una marca in particolare, ma la preferita al momento è l’ALHAMBRA. La cosa buona della Spagna è che non importa dove sei, in una città o in un paese, sempre ogni tre metri per due puoi trovare un Bar. Ma non è un bar come lo intendiamo noi italiani. Noi al bar ci andiamo per fare colazione o un aperitivo, a prendere un panino. No. Qui è completamente differente. Nei bar ci vai a fare colazione, pranzo e cena. Sono aperti quasi 24 ore su 24, e i camerieri il più delle volte stanno tutti esauriti! E ti credo!

Ci sono dei Bar che aprono appositamente dopo la mezzanotte, perché in Spagna c’è l’usanza di mangiare CHURROS Y CHOCOLATE prima di andare a dormire. I churros se non fosse che si mangiano con il cioccolato sembrano tanto alle mie adorate PIZZEFRITTE, che si mangiano a Natale! Insomma sono l’ideale per la dieta e soprattutto mangiati prima di andare a dormire. Dietologi-dietisti-nutrizionisti, e chi più né ha più né metta sarebbero sicuramente fieri di questa abitudine!

Altra cosa tanto in voga in Spagna è: tutto-ciò-che-italiano. Gelato italiano, pizza italiana, pasta italiana, vestiti italiani, gli italiani e le italianie. Tutto quello che italiano è figo. E’ più facile trovare una coda chilometrica per mangiare un gelato da LOS ITALIANOS che per mangiare una paella in un ristorante tipico spagnolo. Assurdo. Se per i non venga in mente a nessuno di mangiare la pizza ITALIANA in Spagna, almeno che non sia fatta da Italiani che si sono trasferiti qui. L’errore più grande è quello di andare da DOMINO’S Pizza dove la pizza continua a lievitarti nello stomaco anche dopo 8 ore che l’hai mangiata. Bocciatissimo.

Ai cibi spacciati per italiani ma che poi di italiano hanno forse solo il nome, sempre che non lo abbiano tradotto come ad esempio la Musarela (brivido d’orrore), preferisco la COMIDA spagnola. Tortilla de patatas, paella, chorizo, jamòn serrano e via dicendo. Soprattutto la carne in Spagna è qualcosa di fantastico. Ha tutto un altro sapore, e che sapore. Ne mangerei a quintalate.

Passando dalla COMIDA alla BEBIDA, arrivi nel Paese del YO NO QUIERO AGUA, YO QUIERO BEBIDA e fantasticamente scopri che il famigerato BOTELLON è stato vietato dalla legge! Ma come, mi sono chiesta! Che diavolo di notizia è? Passi un anno con 50 erasmus spagnoli, che l’unica cosa che sanno fare bene oltre la tortilla de patatas, è il botellòn e magicamente scopri che è proibito! Ma a tutto c’è una soluzione e questa si chiama BOTELLODROMO! Un posto magico, dove tutti sono felici e allegri, dove trovi gente che si attrezza, non solo con l’alcol, ma anche con lo stereo e gli altoparlanti per la musica, e chissà quante ne vedrò nell’arco di questi tre mesi, anzi ormai due, cazzo! In realtà il Botellodromo è un parcheggio immenso di fronte a EL CORTE INGLES, da considerare come la nostra RINASCENTE o COIN. La cosa più bella del Botellodromo? Il bagno! Ovvio che dire bagno è un eufemismo perché in un parcheggio non trovi un bagno. In realtà è un angolo del parcheggio dove ci sta tipo un gabbiotto e non essendo molto illuminato a turni uomini e donne si avventurano per liberare la vescica e non solo. L’odore inebriante è qualcosa di unico.

Ma alla fine la Spagna l’adoro anche per questo. Perché è così libertina. Perché ogni giorno non sai mai cosa può accaderti lungo le strade, non solo di Granada, ma anche di Maracena e Albolote. Perché qui anche il tassista o l’autista dell’autobus ti chiama GUAPA. Perché è ancora tutto da scoprire, perché anche se le giornate stanno diventando abitudinarie c’è sempre qualcosa che ti deve sconvolgere. Semplicemente perché è LA SPAGNA.