l'alhambra. il generalife. maracena. il sei. l'autobus rosso. il cerrillo. calle granada. il 6B. il triunfo. l'albayzin. pedro antonio alarcon. i lavori del tram. i cinquanta gradi. la sierra nevada. la neve di ottobre. l'escursione termica. il sacromonte. i gitani. il rosmarino. l'elemosina. il botellodromo. il kit botellodromo. il ron anejo. i bustoni di ghiaccio da un kilo. i miei cocktails. i chinos aperti a tutte le ore. albolote. il buho inesistente. il 111. il taxi. le tapas. la hamburguesa. i chipirones. la carne in salsa. il perrito caliente. il chorizo. il prosciutto crudo. le papas asadas. lo shawarma. la caña. il tubo. la jarra. il tinto de verano. le pipas. la acera del darro. calle elvira. el paseo de los tristes. il genil. il palazzo dei congressi. i musulmani. i re cattolici. boabdil. il mirador di san nicolas. la bandiera. gran via. calle recogida. calle reyes catolicos. worldfriends. il rastrillo. le classi di italiano. le classi di spagnolo. i tremila campanelli. il colore dei tramonti granadini. i profumi del mercato delle spezie. i sorrisi. le lacrime. l'estudiante. avila. il playmobil. il camborio. il granada10. la mae. la antigualla. casa de todos. la marisma. il vinilo. la chupiteria 69. i punti. i week end lunghissimi. il receptionista figo. il numero mai dato. la chiamata tanto attesa. la chiamata mai arrivata. avanti il prossimo. la tranvata. l'argentina. il cile. la spagna. la barrista. la colf. la badante. la cuoca. il caffè più buono. il mercadona. il coviran. il dia. le amicizie. la convivenza. Domenica. Fabio. gli abbracci in cucina. le corse per arrivare prima ai fornelli. il patio. la bambina picchiosa. la sveglia del vicino alle 6 di mattina. l'indipendenza. la libertà. la felicità. il quadrifoglio. la malafolla granaina. l'andalusia. l'andalusa. l'accento spagnolo. l'incredulità della gente nel dirgli che sono italiana. il computer che si surriscalda. il decoder senza telecomando. 6 persone nell'ascensore. san jeronimo. pique sulle vetrine di mango. la paella gigante. pizza domino. nerja. la nebbia di agosto. il mare azzurro. la cachimba. garcia lorca. i piononos. la alpujarra. il flamenco. il ballo. il canto. gli artisti di strada. movidea. la vista da casa. i negozi. lo shopping. il neptuno. i bus alhambra. tre fottuti mesi. il tempo che passa. la vita che scorre. granada che la senti come casa. le interminabili domeniche pomeriggio. nomi, cose e cittá. il gioco dei personaggi. il reggaeton sparato a tutto volume. il melograno onniprensente. gli strani lampioni della gran via. il capacchione di cristoforo colombo. avenida de la costitución con tutte le statue. la plaza de toros. la corrida. la processione. il corteo universitario. traduzione. il mercato arabo. la birra alhambra. il corte inglés. il latta puleva. la paura di non farcela prima. la voglia di non tornare ora. un parola GRANADA.
mercoledì 24 ottobre 2012
domenica 7 ottobre 2012
Quello con la a maiuscola.
Da quando sono qui, al contrario di quello che faccio nella
mia piccola città, uso l’autobus. L’autobus è la mia macchina, il mio mezzo di locomozione
qui a Granada. Ed è proprio sugli autobus che si incontrano i tipi e i
personaggi più disparati. C’è lo sfattone, l’universitario, la figa e il
belloccio, le mamme con i passeggini, i palestrati e poi ci sono loro, gli
anziani. Soprattutto due in particolare. Una coppia.
Lui è un signore distinto sempre vestito con pantalone e
camicia, il classico uomo in pensione, insomma. Poi c’è lei, la sua donna. Sua
moglie. Sempre tutta agghindata.
Lei che nonostante l’età è sempre ben vestita, come se
dovesse andare ad una festa tutte le volte. Ha sempre il rossetto sulle labbra,
i cappelli ben aggiustati con fermagli colorati o “luccicosi”, le mani curate
con lo smalto rosso, le scarpe abbinate alla borsa che porta. L’unica cosa che
ti lascia un po’ pensare è il perché la signora anche alle nove di sera porti
gli occhiali da sole.
La prima volta che li ho incontrati ho pensato che forse lei
era stata operata da poco di cataratta o cose del genere. Poi invece, giusto il
tempo che l’autobus arrivasse alla loro fermata mi sono resa conto che lei ha
un bastone. Ma non un bastone normale, ma quello per ciechi. Fin qui niente di irrecuperabile.
Ma ragionando sul modo curato come va vestita questa donna, la
mia mente parte e si fa lunghi ed immensi viaggio. Mi viene da pensare che sia
il marito stesso a vestirla e prepararla per uscire.
Mi piace immaginare quest’uomo che con tutto il suo amore, lentamente
le infila i collant, le apra l’armadio e descrivendo i vestiti che lei ha
disposizione la aiuti a scegliere il vestito, le spazzoli i capelli e glieli
sistemi con i fermagli. Mi piace fantasticare che una volta a settimana le metta lo smalto e che
abbia imparato a mettere il rossetto alla perfezione, senza fare una sbavatura.
Magari poi in realtà non è così. Magari c’è qualche altra
donna, forse una figlia, che aiuti la donna non vedente a sistemarsi e ad
essere perfetta. Magari è ipovedente e più o meno qualcosa ancora la riesce a
vedere. Ma il solo modo in cui lui si prende cura di lei quando si devono
avvicinare alla porta dell’autobus perché devono scendere mi lascia divagare l’immaginazione
e credere che quell'uomo sia, nonostante l’età, il tempo e la vecchiaia, devoto
e innamorato della sua donna al punto tale di fare cose che non si sarebbe mai
immaginato.
Tutto questo per amore. Quell'amore senza tempo. Quell'amore che dura in eterno. Nel bene e nella cattiva sorte. Nella salute e nella
malattia. Quell'amore che nonostante le difficoltà è sempre lì, dietro l'angolo, a volte anche un po' nascosto.
E se un domani dovessi innamorarmi di nuovo, vorrei che fosse così, perché
è così che me lo immagino io l’amore quello con la a maiuscola.
mercoledì 19 settembre 2012
La Spagna che avrei voluto
Oggi 20 Settembre è il secondo MESIVERSARIO di questo
progetto Leonardo. Questo significa che quello che sto per vivere, da oggi al 20
Ottobre, sará il mio ultimo mese “ufficiale” di progetto qui a Granada.
Come ho giá scritto in precedenza, la Spagna ogni giorno ti
lascia qualcosa che non puoi dimenticare e che porterai sempre nel tuo cuore e
nei tuoi ricordi. Odori, sapori, suoni, visi, sensazioni, emozioni, eccetera
eccetera.
Ma questa esperienza in Spagna, per quanto possa essere il
sogno di una vita che si è avverato, è anche motivo di stress e tensioni. A
causa di cervelli veramente troppo piccoli. Cervelli così minuti che non
comprendono l’importanza di questo progetto e di questa esperienza all’estero
soprattutto per una laureata in lingue.
Questi due mesi granaini me li sarei voluti vivere in
maniera molto più spensierata. Avrei voluto non pensare troppo al fatto di non
potercela fare economicamente, avrei voluto non pensare ai problemi familiari,
avrei non voluto pensare a dover mandare curriculum a destra e a manca anche
qui in Spagna per l’Italia.
Avrei voluto semplicemente respirare. Immergermi a pieno in
questa terra stupenda che tanto mi ha dato, ma che avrei comunque potuto
vivere, girare e conoscere di più. Avrei voluto vedere posti vicini e visitato
altre cittá. Perchè forse per quanto mi riguarda solo una è la possibilitá di
vivermi la Spagna. Non c’è ne saranno altre. Non sono nata sotto una buona
stella, questo l’ho sempre saputo.
Ma nonostante tutto, non mollo e continuo a vivermi questa
esperienza al meglio che posso. Perchè la Spagna è sempre la Spagna e merita di
essere vissuta così e spero che questa terra mi ami in questo ultimo mese come
io amo lei.
lunedì 10 settembre 2012
Botellodromo
“… ed è proprio in quel momento che il leone, il più grande predatore esistente sulla faccia della terra, con il suo sguardo maestoso e prepotente, fissa la preda da lui scelta da lontano. Osserva tutte le sue mosse, i suoi atteggiamenti. E lentamente con fare non troppo vistoso, le si avvicina a passo felpato, indifferente, quasi come se volesse che la preda non si senta in pericolo, e quando poi meno se lo aspetta… zac… attacca la preda e la cattura tra le sue grinfie. E ormai l’unica cosa che il povero animale cacciato dopo essersi resa conto che ormai è stata catturata non può fare altro che restare immobile e sopperire.”
Questa breve
descrizione della “caccia del leone” rispecchia perfettamente la tecnica del rimochio
granaino, che in realtà non so se sia perfettamente tipica del posto, dato che
per il momento sono stata “rimorchiata” o “approcciata”, o chi più sinonimi
abbia, più nè metta, da un californiano e un argentino, ma per lo meno è la
tecnica usata al botellodromo.
Cos’è il
botellodromo? La parola botellodromo nasce da un’altra parolabarraabitudine
spagnola che è il BOTELLON. Ecco cos’è:
“Con il termine spagnolo botellón si definisce un fenomeno diffuso in Spagna dalla fine del Novecento in cui sono prevalentemente coinvolti giovani che si ritrovano in gruppi numerosi per consumare all'aperto bevande alcooliche o analcoliche, bibite, tabacco (spesso e volentieri consumato con sostanze aggiuntive tipo hashish e/o marijuana). L'obiettivo è quello di bere in compagnia, suonare, ballare e chiacchierare in semplice allegria in alcuni spazi della città senza la necessità di spendere molto denaro in locali, pub o discoteche. Il termine deriva probabilmente dallo spagnolo botella ("bottiglia"). L'attività si pratica in luoghi pubblici quali strade, piazze o parchi delle città spagnole. In alcune di esse, arrivano a riunirsi migliaia di persone ogni fine settimana. I partecipanti portano bevande alcooliche oltre ai bicchieri, alle bibite e al ghiaccio per preparare i loro drink artigianali.” – Citazione Wikipedia, ah se non ci fosse!!!
Perciò il
Botellodromo è un posto, che in realtà a me sembra tanto un parcheggio, ma che
però ancora non ho capito che cavolo sia, dove i giovani granaini, e a questo
punto mi viene da dire, e non solo si incontrano per bere, stare insieme,
scambiare due chiacchiere e ovviamente rimorchiare prima di andare a ballare.
La tecnica del
rimorchio è pari, pari a quella della caccia alla preda del leone. Tu sei lì
con il tuo gruppo a cazzeggiare, ridere, parlare, bere cocktail
artigianalissimi (quanto tornerò potrò aprirmi un chiosco di cocktail
artigianali, visto che sono la bartender di questo progetto Leonardo) e nel frattempo
con molta nonchalance ti guardi in giro, destra-sinistra-avanti-dietro fino a
quando ...PUFF..., vieni beccata da uno sguardo predatore, quello che molto
probabilmente per tutta la sera sarà colui che ci proverà.
Se il tipo di piace
iniziano una serie di sguardi tipo tira e molla, guarda tu che guardo io, se
poi non sei interessata o ti sentirai gli occhi puntati addosso per tutta la
sera o se hai la fortuna trovi qualcun’altro con il radar acceso che ti
intercetta e si ripresenta di nuovo il guarda-tu-che-guardo-io oppure il
passaparola.
Nel caso il tipo ti
piace o per lo meno ti interessa, cosa non molto rara visto l’alto numero di
testosterone che gira al Botellodromo di Granada, il predatore farà di tutto
per attaccare bottone come chiederti un pezzo di ghiaccio, o un po’ di alcol,
di lemon-casera-cocacola, dipende tutto da ciò che beve e bevi, o arriverà
anche a cercare di vendere un po’ di fumo al tipo più sfigato del tuo gruppo
pur di provare ad attaccare bottone con te. Per lo meno non sono statici come
gli italiani, che più del guardo-io-che-guardi-tu perenne non passano mai e poi
mai alla fase successiva.
E dopo questa fase,
succede l’inferno. Gruppi più disparati che si uniscono, se anche nel tuo ci
sono dei ragazzi è la fine. Un gruppo vende la propria amica agli altro. Così
partono gli inviti e gli scambi di telefono. E se poi non riesci a beccare nè
uno e nè altro cosa succede? Morto un papa se ne fa un altro. Dopotutto siamo
in Spagna. Olè!
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| Il Botellodromo di Granà |
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venerdì 31 agosto 2012
La Mudanza
Quando dico che tutto può succedere in questo Progetto Leonardo
è semplicemente la verità. Un giorno ti ritrovi ad Albolote, il giorno dopo ti
svegli e ti trasferisci a Maracena. Potrebbe essere una sfiga ma in realtà è
solo una fortuna.
Punto primo, perché sei molto più vicina a Granada, infatti
non c’è una linea ben precisa che divide Granada da Maracena. E’ come se fosse
una succursale. Decisamente è molto meglio collegata del piccolo paese
mortorio, ah no dormitorio, che è Albolote. Finalmente posso prendere anche io
gli autobus rossi e non solo gli “amarilli”.
Punto secondo. Non devo più tornare a casa da sola la notte
dopo la FIESTA. Non più passeggiate “forzate” di 7/8 chilometri alle 4 di notte!
Yuppy!
Ma prima di benedire questa MUDANZA, leggi trasloco in
italiano, l’ho innanzitutto maledetta soprattutto il giorno in cui l’ho fatta!
Tutto inizia con me che faccio la valigia, rificcare nella
valigia tutto ciò che avevi tolto quasi un mese e mezzo prima è davvero
fastidioso, soprattutto quando ti devi caricare anche la spesa che non puoi
lasciare nel frigorifero. Perciò oltre la valigia, riempio buste di scarpe e
roba da mangiare.
Verso le 14.00 di una mattinata/pomeriggio, dipende dai
punti di vista se sono spagnoli o italiani, decido di prendere l’autobus. Così
carica a ciuccio, scendo di casa e mi dirigo alla PARADA DELL’AUTOBUS e così
succede che il tragitto che generalmente dura 2 minuti sembra durare 2 ore, in
tutto questo, mentre continuo a essere carica come un dromedario, prendo un
rialzo del pavimento e, fortuna vuole che mi si apre la suola del sandalo così,
invece di due ore il tragitto dura 2 giorni, con me che sono sempre carica di
roba, come non so quale altro animale vivente sulla faccia della terra, mi
trascino una gamba per evitare che mi si rovini ancora di più quel maledetto
sandalo.
Dopo 2 giorni e qualche ora arrivo alla fermata dell’autobus
e mi viene il lampo di genio. MI CAMBIO LE SCARPE. Così nonostante tutte le
persone presenti alla fermata, nonostante i fighi che escono dalla palestra che
si trova dietro la fermata, prendo e apro buste e bustina, scatole e scatoline
e con molta nonchalance, così tanta che stavo cadendo, mi cambio le scarpe.
Poi per fortuna mi ricompongo, fino a quando mi rendo che
comunque la giornata non è poi così FRESQUITA come mi era parsa, e inizio a
grondare acqua dalla fronte! Manco le fontane!!! Mi metto lì in piedi e aspetto
l’autobus. E così passano i minuti. 2 minuti di ritardo e niente. 5 minuti
niente. Così arriviamo a 10, e poi a 15, e poi ancora a 20 fino ad arrivare a
30 minuti.
Così finalmente arriva e mi ci fiondo dentro. Ovviamente
come sempre rischio per due o tre volte di cadere perché l’autobus frena in una
maniera esageratamente brusca. Inutile descrivere gli sguardi delle persone
nell’bus…
Dopo un viaggio di 10 minuti, arrivo alla fermata dove devo scendere e per
trenta e trentuno non mi si rompe una busta. Qualcuno lassù, se c’è, ha voluto
pietà di me. Arrivo come uno straccio alla casa nuova. Trascinandomi buste,
valigie e sudore, ma finalmente ci arrivo. Tempo mezz’ora e sono di nuovo per
le scale per andare a lavoro.
Di questo facilissimo trasloco ne porto ancora le
conseguenze. Muscoli delle braccia e delle spalle doloranti e lividi violacei
sugli avambracci. Però resta il fatto che almeno ora mi sento, finalmente più
serena. Ay, ay, ay questa Spagna.
mercoledì 22 agosto 2012
MOKA - Storia di una caffettiera
C’era una volta una caffettiera
italiana, dal nome Moka. Moka era piccola, carina e soprattutto nuova. Era fissa
sullo stesso scaffale di un negozio qualunque già da parecchio tempo, infatti
aspettava con trepidazione che qualcuno la scegliesse, in mezzo a tutte le
altre caffettiere, e la portasse a casa con sé.
Un bel giorno arrivò Alessandra.
Una giovane ragazza, vincitrice di un progetto chiamato Leonardo che avrebbe iniziato
da lì a poco in Spagna, che stava giusto cercando una caffettiera. Moka fece di
tutto per farsi notare e Alessandra innamoratasi proprio di lei la comprò e la
mise in valigia con tutte le altre cose che doveva portare con se in Spagna.
Così Moka dopo aver fatto un lungo
viaggio arrivò in Spagna insieme ad Alessandra. Appena arrivata a casa
Alessandra mostrò la piccola Moka a Fabiana e Teresa, le sue coinquiline, come se
lei fosse un gioiellino e di questo Moka né era davvero, davvero fiera.
Così Moka iniziò a fare caffè a
tutte le ore e ad allietare le giornate alle tre fanciulle. Veniva
costantemente utilizzata e questo la rendeva felice. Finalmente si sentiva
utile.
Solo che però con il passare del tempo
Fabiana e Teresa iniziarono a non pulire
Moka dopo che la utilizzavano. E così ogni volta restava con la posa e con i
segni del caffè dentro. Moka perciò giorno dopo giorno, uso dopo uso iniziò ad
essere triste nonostante però continuava a fare un buonissimo caffè per le tre
donne.
Un giorno, Alessandra stanca di
vedere la Moka sporca e triste, decise di fare qualcosa per spronare le due
donne cattive e fece un bel cartellone e lo appese in cucina sopra i fornelli.
Da quel giorno, dopo essere
utilizzata Moka viene ripulita alla perfezione da Teresa e Fabiana, così da
essere subito pronta per il prossimo utilizzo.
Mesiversario.
Dopo quasi un mese dall’inizio di
questa esperienza “Leonardiana” è possibile già tirare un paio di sommette.
Sono qui sbattuta in “pueblecito”
chiamato Albolote a 12 chilometri dalla meravigliosa Granada, definito anche
paese DORMITORIO, che forse io sostituirei con l’aggettivo “MORTORIO” perché in
realtà a parte il Mercadona e la fermata degli autobus sotto casa, non ha
niente di vivo. E’ il classico paesotto di provincia del sud Italia, dove trovi
le nonnette sedute fuori la porta di casa all’ombra e che puntualmente hanno da
dire “Ay ay ay, esta joventud de hoy..”. L’unica differenza tra le nonnette
italiane e quelle spagnole? Il VENTAGLIO!
Per fortuna, il pueblecito è
collegato bene DURANTE IL GIORNO con Granada. Ogni 20 minuti c’è un autobus che
ti porta dritto, dritto alla realtà “granaina”. Sottolineo DURANTE IL GIORNO
per il semplice motivo che fino alle 23:00 c’è l’autobus, dopo quell’orario il
Consorcio de Trasporte Metropolitano, Area de Granada ha deciso che te la devi vedere
da solo. Appena arrivati, io e i fantastici 5, ci avevano parlato di un BUHO
BUS ma dopo QUASI un mese che siamo qui non ne abbiamo mai visto mezzo. Allorché
qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di chiedere agli autisti del
nostro amato AMARILLO che però dopo avermi guardata con una faccia come per
dire “che c***o sta dicendo questa”, che per fortuna non era riferito al mio
spagnolo, siamo arrivati alla conclusione che neanche loro che fanno questo
mestiere da una vita sanno dell’esistenza di Mister BUHO BUS!
Perciò cosa si fa il weekend per
tornare a casa? Un’alternativa è aspettare il primo autobus delle 7:00. Ma
sarebbe troppo scontata come cosa. Seconda alternativa è quella di dare soldi
ai tassisti che ti chiedono 15 euro a tratta Granada – Albolote. Ma siccome
sono e siamo tipi tosti abbiamo anche l’ultima alternativa, che ovviamente è
quella più folle, ma siccome ci piace esserlo è quella che prediligiamo di più;
e sarebbe farsi come minimo 45 minuti a piedi. Anche qui poi ci sono due
alternative. O fare 45 minuti Granada – Maracena e poi prendee il taxi o farsi
il taxi fino a Maracena da Granada e poi farsi a piedi Maracena – Albolote.
L’unica cosa positiva di queste lunghe ed intense camminate è il fatto che oggi
andando a fare un po’ di shopping, approfittando degli ultimi saldi, ho preso
un pantalone che è una taglia in meno da quella che di solito porto. Di questo
devo dire sono molto, ma molto orgogliosa. Se continuo così fino a fine ottobre
tornerò a casa la metà di quella che sono partita.
Questo cambiamento di “peso”,
facciamo taglia, và che suona meglio. E’ dovuto anche al terribile vizio che abbiamo
preso dal primo giorno che siamo arrivati, e cioè “IR DE TAPAS”! In cosa
consiste una tapa? Tu ordini un TUBO di Birra e loro ti portano qualcosa da
mangiare incluso nel prezzo. Sarebbe una “genialata” se non fosse che in alcuni
posti mangi veramente ma veramente poco. L’apice della pochezza l’abbiamo
raggiunta in un Bar tra le viuzze del Albayzin dove al seguito del bicchiere di
birra ci sono arrivate 4 olive e una mezza fetta di melone bianco e prosciutto
crudo sopra. Mentre il vertice della pienezza della tapa l’abbiamo avuto a CASA
DE TODOS dove come tapas ti portano un sfilatino da leccarsi i baffi, perciò
consigliatissimo.
La birra qui te la buttano a
fiumi, ci sono miliardi di tipi e di marche. Ogni bar ha una marca in
particolare, ma la preferita al momento è l’ALHAMBRA. La cosa buona della
Spagna è che non importa dove sei, in una città o in un paese, sempre ogni tre
metri per due puoi trovare un Bar. Ma non è un bar come lo intendiamo noi
italiani. Noi al bar ci andiamo per fare colazione o un aperitivo, a prendere
un panino. No. Qui è completamente differente. Nei bar ci vai a fare colazione,
pranzo e cena. Sono aperti quasi 24 ore su 24, e i camerieri il più delle volte
stanno tutti esauriti! E ti credo!
Ci sono dei Bar che aprono
appositamente dopo la mezzanotte, perché in Spagna c’è l’usanza di mangiare CHURROS
Y CHOCOLATE prima di andare a dormire. I churros se non fosse che si mangiano
con il cioccolato sembrano tanto alle mie adorate PIZZEFRITTE, che si mangiano
a Natale! Insomma sono l’ideale per la dieta e soprattutto mangiati prima di
andare a dormire. Dietologi-dietisti-nutrizionisti, e chi più né ha più né
metta sarebbero sicuramente fieri di questa abitudine!
Altra cosa tanto in voga in
Spagna è: tutto-ciò-che-italiano. Gelato italiano, pizza italiana, pasta
italiana, vestiti italiani, gli italiani e le italianie. Tutto quello che
italiano è figo. E’ più facile trovare una coda chilometrica per mangiare un
gelato da LOS ITALIANOS che per mangiare una paella in un ristorante tipico
spagnolo. Assurdo. Se per i non venga in mente a nessuno di mangiare la pizza
ITALIANA in Spagna, almeno che non sia fatta da Italiani che si sono trasferiti
qui. L’errore più grande è quello di andare da DOMINO’S Pizza dove la pizza
continua a lievitarti nello stomaco anche dopo 8 ore che l’hai mangiata.
Bocciatissimo.
Ai cibi spacciati per italiani ma
che poi di italiano hanno forse solo il nome, sempre che non lo abbiano
tradotto come ad esempio la Musarela (brivido d’orrore), preferisco la COMIDA
spagnola. Tortilla de patatas, paella, chorizo, jamòn serrano e via dicendo.
Soprattutto la carne in Spagna è qualcosa di fantastico. Ha tutto un altro
sapore, e che sapore. Ne mangerei a quintalate.
Passando dalla COMIDA alla
BEBIDA, arrivi nel Paese del YO NO QUIERO AGUA, YO QUIERO BEBIDA e
fantasticamente scopri che il famigerato BOTELLON è stato vietato dalla legge!
Ma come, mi sono chiesta! Che diavolo di notizia è? Passi un anno con 50
erasmus spagnoli, che l’unica cosa che sanno fare bene oltre la tortilla de
patatas, è il botellòn e magicamente scopri che è proibito! Ma a tutto c’è una
soluzione e questa si chiama BOTELLODROMO! Un posto magico, dove tutti sono
felici e allegri, dove trovi gente che si attrezza, non solo con l’alcol, ma
anche con lo stereo e gli altoparlanti per la musica, e chissà quante ne vedrò
nell’arco di questi tre mesi, anzi ormai due, cazzo! In realtà il Botellodromo
è un parcheggio immenso di fronte a EL CORTE INGLES, da considerare come la
nostra RINASCENTE o COIN. La cosa più bella del Botellodromo? Il bagno! Ovvio
che dire bagno è un eufemismo perché in un parcheggio non trovi un bagno. In
realtà è un angolo del parcheggio dove ci sta tipo un gabbiotto e non essendo
molto illuminato a turni uomini e donne si avventurano per liberare la vescica e
non solo. L’odore inebriante è qualcosa di unico.
Ma alla fine la Spagna l’adoro
anche per questo. Perché è così libertina. Perché ogni giorno non sai mai cosa
può accaderti lungo le strade, non solo di Granada, ma anche di Maracena e
Albolote. Perché qui anche il tassista o l’autista dell’autobus ti chiama GUAPA.
Perché è ancora tutto da scoprire, perché anche se le giornate stanno
diventando abitudinarie c’è sempre qualcosa che ti deve sconvolgere.
Semplicemente perché è LA SPAGNA.
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