Quando dico che tutto può succedere in questo Progetto Leonardo
è semplicemente la verità. Un giorno ti ritrovi ad Albolote, il giorno dopo ti
svegli e ti trasferisci a Maracena. Potrebbe essere una sfiga ma in realtà è
solo una fortuna.
Punto primo, perché sei molto più vicina a Granada, infatti
non c’è una linea ben precisa che divide Granada da Maracena. E’ come se fosse
una succursale. Decisamente è molto meglio collegata del piccolo paese
mortorio, ah no dormitorio, che è Albolote. Finalmente posso prendere anche io
gli autobus rossi e non solo gli “amarilli”.
Punto secondo. Non devo più tornare a casa da sola la notte
dopo la FIESTA. Non più passeggiate “forzate” di 7/8 chilometri alle 4 di notte!
Yuppy!
Ma prima di benedire questa MUDANZA, leggi trasloco in
italiano, l’ho innanzitutto maledetta soprattutto il giorno in cui l’ho fatta!
Tutto inizia con me che faccio la valigia, rificcare nella
valigia tutto ciò che avevi tolto quasi un mese e mezzo prima è davvero
fastidioso, soprattutto quando ti devi caricare anche la spesa che non puoi
lasciare nel frigorifero. Perciò oltre la valigia, riempio buste di scarpe e
roba da mangiare.
Verso le 14.00 di una mattinata/pomeriggio, dipende dai
punti di vista se sono spagnoli o italiani, decido di prendere l’autobus. Così
carica a ciuccio, scendo di casa e mi dirigo alla PARADA DELL’AUTOBUS e così
succede che il tragitto che generalmente dura 2 minuti sembra durare 2 ore, in
tutto questo, mentre continuo a essere carica come un dromedario, prendo un
rialzo del pavimento e, fortuna vuole che mi si apre la suola del sandalo così,
invece di due ore il tragitto dura 2 giorni, con me che sono sempre carica di
roba, come non so quale altro animale vivente sulla faccia della terra, mi
trascino una gamba per evitare che mi si rovini ancora di più quel maledetto
sandalo.
Dopo 2 giorni e qualche ora arrivo alla fermata dell’autobus
e mi viene il lampo di genio. MI CAMBIO LE SCARPE. Così nonostante tutte le
persone presenti alla fermata, nonostante i fighi che escono dalla palestra che
si trova dietro la fermata, prendo e apro buste e bustina, scatole e scatoline
e con molta nonchalance, così tanta che stavo cadendo, mi cambio le scarpe.
Poi per fortuna mi ricompongo, fino a quando mi rendo che
comunque la giornata non è poi così FRESQUITA come mi era parsa, e inizio a
grondare acqua dalla fronte! Manco le fontane!!! Mi metto lì in piedi e aspetto
l’autobus. E così passano i minuti. 2 minuti di ritardo e niente. 5 minuti
niente. Così arriviamo a 10, e poi a 15, e poi ancora a 20 fino ad arrivare a
30 minuti.
Così finalmente arriva e mi ci fiondo dentro. Ovviamente
come sempre rischio per due o tre volte di cadere perché l’autobus frena in una
maniera esageratamente brusca. Inutile descrivere gli sguardi delle persone
nell’bus…
Dopo un viaggio di 10 minuti, arrivo alla fermata dove devo scendere e per
trenta e trentuno non mi si rompe una busta. Qualcuno lassù, se c’è, ha voluto
pietà di me. Arrivo come uno straccio alla casa nuova. Trascinandomi buste,
valigie e sudore, ma finalmente ci arrivo. Tempo mezz’ora e sono di nuovo per
le scale per andare a lavoro.
Di questo facilissimo trasloco ne porto ancora le
conseguenze. Muscoli delle braccia e delle spalle doloranti e lividi violacei
sugli avambracci. Però resta il fatto che almeno ora mi sento, finalmente più
serena. Ay, ay, ay questa Spagna.