domenica 13 gennaio 2013

tre mesi dopo.

Dopo tre mesi mi fermo e mi chiedo ancora come sto. Se il ritornare a quella che è la tua casa natia sia stato bello o meno. All'inizio è bello rivedere gli amici, la famiglia e anche i conoscenti. Quasi quasi non ti sembra così brutto essere a casa. Ma poi? Poi quando il vortice si ferma, quando il tornado passa, poi ricadi nella stessa routine e ti rendi conto che Granada e quella vita lì ti ha lasciato un immenso vuoto che è incolmabile.
Passi le giornate a rimembrare ogni singolo momento, anche perchè qui non c'hai un emeritocazzodafare. Oltre che a mandare curriculum appena vedo un'offerta decente.

A volte penso anche che in realtà mai nessuno mi abbia chiesto "comestai?" con il cuore, neanche gli amici più stretti, anche perchè forse lì si sarebbero resi conto che quando rispondi "bene" non è così. Che stai male. Che sei infelice. Che tutto questo si trasforma in una forma di nervosismo che sfocia tutto con una gastrite perenne. Che ti mancano le piccole cose che facevi lì ogni giorno, i sorrisi, le strade, i locali. Il sole delle tre che ti riscalda dal freddo che proviene dalla Sierra. Le domeniche noiose a casa dopo il sabato da leoni. Ogni cosa ti manca, ogni fottutissima cosa. 

E sogni di tornare. Il più presto possibile. Sogni di rivivere lì. Sogni di scappare e di riprendere in mano la tua vita. 

mercoledì 24 ottobre 2012

Granada è

l'alhambra. il generalife. maracena. il sei. l'autobus rosso. il cerrillo. calle granada. il 6B. il triunfo. l'albayzin. pedro antonio alarcon. i lavori del tram. i cinquanta gradi. la sierra nevada. la neve di ottobre. l'escursione termica. il sacromonte. i gitani. il rosmarino. l'elemosina. il botellodromo. il kit botellodromo. il ron anejo. i bustoni di ghiaccio da un kilo. i miei cocktails. i chinos aperti a tutte le ore. albolote. il buho inesistente. il 111. il taxi. le tapas. la hamburguesa. i chipirones. la carne in salsa. il perrito caliente. il chorizo. il prosciutto crudo. le papas asadas. lo shawarma. la caña. il tubo. la jarra. il tinto de verano. le pipas. la acera del darro. calle elvira. el paseo de los tristes. il genil. il palazzo dei congressi. i musulmani. i re cattolici. boabdil. il mirador di san nicolas. la bandiera. gran via. calle recogida. calle reyes catolicos. worldfriends. il rastrillo. le classi di italiano. le classi di spagnolo. i tremila campanelli. il colore dei tramonti granadini. i profumi del mercato delle spezie. i sorrisi. le lacrime. l'estudiante. avila. il playmobil. il camborio. il granada10. la mae. la antigualla. casa de todos. la marisma. il vinilo. la chupiteria 69. i punti. i week end lunghissimi. il receptionista figo. il numero mai dato. la chiamata tanto attesa. la chiamata mai arrivata. avanti il prossimo. la tranvata. l'argentina. il cile. la spagna. la barrista. la colf. la badante. la cuoca. il caffè più buono. il mercadona. il coviran. il dia. le amicizie. la convivenza. Domenica. Fabio. gli abbracci in cucina. le corse per arrivare prima ai fornelli. il patio. la bambina picchiosa. la sveglia del vicino alle 6 di mattina. l'indipendenza. la libertà. la felicità. il quadrifoglio. la malafolla granaina. l'andalusia. l'andalusa. l'accento spagnolo. l'incredulità della gente nel dirgli che sono italiana. il computer che si surriscalda. il decoder senza telecomando. 6 persone nell'ascensore. san jeronimo. pique sulle vetrine di mango. la paella gigante. pizza domino. nerja. la nebbia di agosto. il mare azzurro. la cachimba. garcia lorca. i piononos. la alpujarra. il flamenco. il ballo. il canto. gli artisti di strada. movidea. la vista da casa. i negozi. lo shopping. il neptuno. i bus alhambra. tre fottuti mesi. il tempo che passa. la vita che scorre. granada che la senti come casa. le interminabili domeniche pomeriggio. nomi, cose e cittá. il gioco dei personaggi. il reggaeton sparato a tutto volume. il melograno onniprensente. gli strani lampioni della gran via. il capacchione di cristoforo colombo. avenida de la costitución con tutte le statue. la plaza de toros. la corrida. la processione. il corteo universitario. traduzione. il mercato arabo. la birra alhambra. il corte inglés. il latta puleva. la paura di non farcela prima. la voglia di non tornare ora. un parola GRANADA. 

domenica 7 ottobre 2012

Quello con la a maiuscola.


Da quando sono qui, al contrario di quello che faccio nella mia piccola città, uso l’autobus. L’autobus è la mia macchina, il mio mezzo di locomozione qui a Granada. Ed è proprio sugli autobus che si incontrano i tipi e i personaggi più disparati. C’è lo sfattone, l’universitario, la figa e il belloccio, le mamme con i passeggini, i palestrati e poi ci sono loro, gli anziani. Soprattutto due in particolare. Una coppia.

Lui è un signore distinto sempre vestito con pantalone e camicia, il classico uomo in pensione, insomma. Poi c’è lei, la sua donna. Sua moglie. Sempre tutta agghindata.

Lei che nonostante l’età è sempre ben vestita, come se dovesse andare ad una festa tutte le volte. Ha sempre il rossetto sulle labbra, i cappelli ben aggiustati con fermagli colorati o “luccicosi”, le mani curate con lo smalto rosso, le scarpe abbinate alla borsa che porta. L’unica cosa che ti lascia un po’ pensare è il perché la signora anche alle nove di sera porti gli occhiali da sole.

La prima volta che li ho incontrati ho pensato che forse lei era stata operata da poco di cataratta o cose del genere. Poi invece, giusto il tempo che l’autobus arrivasse alla loro fermata mi sono resa conto che lei ha un bastone. Ma non un bastone normale, ma quello per ciechi. Fin qui niente di irrecuperabile.

Ma ragionando sul modo curato come va vestita questa donna, la mia mente parte e si fa lunghi ed immensi viaggio. Mi viene da pensare che sia il marito stesso a vestirla e prepararla per uscire.

Mi piace immaginare quest’uomo che con tutto il suo amore, lentamente le infila i collant, le apra l’armadio e descrivendo i vestiti che lei ha disposizione la aiuti a scegliere il vestito, le spazzoli i capelli e glieli sistemi con i fermagli. Mi piace fantasticare che una  volta a settimana le metta lo smalto e che abbia imparato a mettere il rossetto alla perfezione, senza fare una sbavatura.

Magari poi in realtà non è così. Magari c’è qualche altra donna, forse una figlia, che aiuti la donna non vedente a sistemarsi e ad essere perfetta. Magari è ipovedente e più o meno qualcosa ancora la riesce a vedere. Ma il solo modo in cui lui si prende cura di lei quando si devono avvicinare alla porta dell’autobus perché devono scendere mi lascia divagare l’immaginazione e credere che quell'uomo sia, nonostante l’età, il tempo e la vecchiaia, devoto e innamorato della sua donna al punto tale di fare cose che non si sarebbe mai immaginato.

Tutto questo per amore. Quell'amore senza tempo. Quell'amore che dura in eterno. Nel bene e nella cattiva sorte. Nella salute e nella malattia. Quell'amore che nonostante le difficoltà è sempre lì, dietro l'angolo, a volte anche un po' nascosto. 

E se un domani dovessi innamorarmi di nuovo, vorrei che fosse così, perché è così che me lo immagino io l’amore quello con la a maiuscola. 

mercoledì 19 settembre 2012

La Spagna che avrei voluto


Oggi 20 Settembre è il secondo MESIVERSARIO di questo progetto Leonardo. Questo significa che quello che sto per vivere, da oggi al 20 Ottobre, sará il mio ultimo mese “ufficiale” di progetto qui a Granada.
Come ho giá scritto in precedenza, la Spagna ogni giorno ti lascia qualcosa che non puoi dimenticare e che porterai sempre nel tuo cuore e nei tuoi ricordi. Odori, sapori, suoni, visi, sensazioni, emozioni, eccetera eccetera.

Ma questa esperienza in Spagna, per quanto possa essere il sogno di una vita che si è avverato, è anche motivo di stress e tensioni. A causa di cervelli veramente troppo piccoli. Cervelli così minuti che non comprendono l’importanza di questo progetto e di questa esperienza all’estero soprattutto per una laureata in lingue.

Questi due mesi granaini me li sarei voluti vivere in maniera molto più spensierata. Avrei voluto non pensare troppo al fatto di non potercela fare economicamente, avrei voluto non pensare ai problemi familiari, avrei non voluto pensare a dover mandare curriculum a destra e a manca anche qui in Spagna per l’Italia.

Avrei voluto semplicemente respirare. Immergermi a pieno in questa terra stupenda che tanto mi ha dato, ma che avrei comunque potuto vivere, girare e conoscere di più. Avrei voluto vedere posti vicini e visitato altre cittá. Perchè forse per quanto mi riguarda solo una è la possibilitá di vivermi la Spagna. Non c’è ne saranno altre. Non sono nata sotto una buona stella, questo l’ho sempre saputo.

Ma nonostante tutto, non mollo e continuo a vivermi questa esperienza al meglio che posso. Perchè la Spagna è sempre la Spagna e merita di essere vissuta così e spero che questa terra mi ami in questo ultimo mese come io amo lei.



lunedì 10 settembre 2012

Botellodromo


“… ed è proprio in quel momento che il leone, il più grande predatore esistente sulla faccia della terra, con il suo sguardo maestoso e prepotente, fissa la preda da lui scelta da lontano. Osserva tutte le sue mosse, i suoi atteggiamenti.  E lentamente con fare non troppo vistoso, le si avvicina a passo felpato, indifferente, quasi come se volesse che la preda non si senta in pericolo, e quando poi meno se lo aspetta… zac… attacca la preda e la cattura tra le sue grinfie. E ormai l’unica cosa che il povero animale cacciato dopo essersi resa conto che ormai è stata catturata non può fare altro che restare immobile e sopperire.”

Questa breve descrizione della “caccia del leone” rispecchia perfettamente la tecnica del rimochio granaino, che in realtà non so se sia perfettamente tipica del posto, dato che per il momento sono stata “rimorchiata” o “approcciata”, o chi più sinonimi abbia, più nè metta, da un californiano e un argentino, ma per lo meno è la tecnica usata al botellodromo.

Cos’è il botellodromo? La parola botellodromo nasce da un’altra parolabarraabitudine spagnola che è il BOTELLON. Ecco cos’è:
“Con il termine spagnolo botellón si definisce un fenomeno diffuso in Spagna dalla fine del Novecento in cui sono prevalentemente coinvolti giovani che si ritrovano in gruppi numerosi per consumare all'aperto bevande alcooliche o analcoliche, bibite, tabacco (spesso e volentieri consumato con sostanze aggiuntive tipo hashish e/o marijuana). L'obiettivo è quello di bere in compagnia, suonare, ballare e chiacchierare in semplice allegria in alcuni spazi della città senza la necessità di spendere molto denaro in locali, pub o discoteche. Il termine deriva probabilmente dallo spagnolo botella ("bottiglia").  L'attività si pratica in luoghi pubblici quali strade, piazze o parchi delle città spagnole. In alcune di esse, arrivano a riunirsi migliaia di persone ogni fine settimana. I partecipanti portano bevande alcooliche oltre ai bicchieri, alle bibite e al ghiaccio per preparare i loro drink artigianali.” – Citazione Wikipedia, ah se non ci fosse!!!
Perciò il Botellodromo è un posto, che in realtà a me sembra tanto un parcheggio, ma che però ancora non ho capito che cavolo sia, dove i giovani granaini, e a questo punto mi viene da dire, e non solo si incontrano per bere, stare insieme, scambiare due chiacchiere e ovviamente rimorchiare prima di andare a ballare.

La tecnica del rimorchio è pari, pari a quella della caccia alla preda del leone. Tu sei lì con il tuo gruppo a cazzeggiare, ridere, parlare, bere cocktail artigianalissimi (quanto tornerò potrò aprirmi un chiosco di cocktail artigianali, visto che sono la bartender di questo progetto Leonardo) e nel frattempo con molta nonchalance ti guardi in giro, destra-sinistra-avanti-dietro fino a quando ...PUFF..., vieni beccata da uno sguardo predatore, quello che molto probabilmente per tutta la sera sarà colui che ci proverà.

Se il tipo di piace iniziano una serie di sguardi tipo tira e molla, guarda tu che guardo io, se poi non sei interessata o ti sentirai gli occhi puntati addosso per tutta la sera o se hai la fortuna trovi qualcun’altro con il radar acceso che ti intercetta e si ripresenta di nuovo il guarda-tu-che-guardo-io oppure il passaparola.

Nel caso il tipo ti piace o per lo meno ti interessa, cosa non molto rara visto l’alto numero di testosterone che gira al Botellodromo di Granada, il predatore farà di tutto per attaccare bottone come chiederti un pezzo di ghiaccio, o un po’ di alcol, di lemon-casera-cocacola, dipende tutto da ciò che beve e bevi, o arriverà anche a cercare di vendere un po’ di fumo al tipo più sfigato del tuo gruppo pur di provare ad attaccare bottone con te. Per lo meno non sono statici come gli italiani, che più del guardo-io-che-guardi-tu perenne non passano mai e poi mai alla fase successiva.

E dopo questa fase, succede l’inferno. Gruppi più disparati che si uniscono, se anche nel tuo ci sono dei ragazzi è la fine. Un gruppo vende la propria amica agli altro. Così partono gli inviti e gli scambi di telefono. E se poi non riesci a beccare nè uno e nè altro cosa succede? Morto un papa se ne fa un altro. Dopotutto siamo in Spagna. Olè!


Il Botellodromo di Granà

venerdì 31 agosto 2012

La Mudanza


Quando dico che tutto può succedere in questo Progetto Leonardo è semplicemente la verità. Un giorno ti ritrovi ad Albolote, il giorno dopo ti svegli e ti trasferisci a Maracena. Potrebbe essere una sfiga ma in realtà è solo una fortuna.

Punto primo, perché sei molto più vicina a Granada, infatti non c’è una linea ben precisa che divide Granada da Maracena. E’ come se fosse una succursale. Decisamente è molto meglio collegata del piccolo paese mortorio, ah no dormitorio, che è Albolote. Finalmente posso prendere anche io gli autobus rossi e non solo gli “amarilli”.

Punto secondo. Non devo più tornare a casa da sola la notte dopo la FIESTA. Non più passeggiate “forzate” di 7/8 chilometri alle 4 di notte! Yuppy!

Ma prima di benedire questa MUDANZA, leggi trasloco in italiano, l’ho innanzitutto maledetta soprattutto il giorno in cui l’ho fatta!

Tutto inizia con me che faccio la valigia, rificcare nella valigia tutto ciò che avevi tolto quasi un mese e mezzo prima è davvero fastidioso, soprattutto quando ti devi caricare anche la spesa che non puoi lasciare nel frigorifero. Perciò oltre la valigia, riempio buste di scarpe e roba da mangiare.

Verso le 14.00 di una mattinata/pomeriggio, dipende dai punti di vista se sono spagnoli o italiani, decido di prendere l’autobus. Così carica a ciuccio, scendo di casa e mi dirigo alla PARADA DELL’AUTOBUS e così succede che il tragitto che generalmente dura 2 minuti sembra durare 2 ore, in tutto questo, mentre continuo a essere carica come un dromedario, prendo un rialzo del pavimento e, fortuna vuole che mi si apre la suola del sandalo così, invece di due ore il tragitto dura 2 giorni, con me che sono sempre carica di roba, come non so quale altro animale vivente sulla faccia della terra, mi trascino una gamba per evitare che mi si rovini ancora di più quel maledetto sandalo.

Dopo 2 giorni e qualche ora arrivo alla fermata dell’autobus e mi viene il lampo di genio. MI CAMBIO LE SCARPE. Così nonostante tutte le persone presenti alla fermata, nonostante i fighi che escono dalla palestra che si trova dietro la fermata, prendo e apro buste e bustina, scatole e scatoline e con molta nonchalance, così tanta che stavo cadendo, mi cambio le scarpe.

Poi per fortuna mi ricompongo, fino a quando mi rendo che comunque la giornata non è poi così FRESQUITA come mi era parsa, e inizio a grondare acqua dalla fronte! Manco le fontane!!! Mi metto lì in piedi e aspetto l’autobus. E così passano i minuti. 2 minuti di ritardo e niente. 5 minuti niente. Così arriviamo a 10, e poi a 15, e poi ancora a 20 fino ad arrivare a 30 minuti.

Così finalmente arriva e mi ci fiondo dentro. Ovviamente come sempre rischio per due o tre volte di cadere perché l’autobus frena in una maniera esageratamente brusca. Inutile descrivere gli sguardi delle persone nell’bus…

Dopo un viaggio di 10 minuti, arrivo alla fermata dove devo scendere e per trenta e trentuno non mi si rompe una busta. Qualcuno lassù, se c’è, ha voluto pietà di me. Arrivo come uno straccio alla casa nuova. Trascinandomi buste, valigie e sudore, ma finalmente ci arrivo. Tempo mezz’ora e sono di nuovo per le scale per andare a lavoro.

Di questo facilissimo trasloco ne porto ancora le conseguenze. Muscoli delle braccia e delle spalle doloranti e lividi violacei sugli avambracci. Però resta il fatto che almeno ora mi sento, finalmente più serena. Ay, ay, ay questa Spagna. 

mercoledì 22 agosto 2012

MOKA - Storia di una caffettiera


C’era una volta una caffettiera italiana, dal nome Moka. Moka era piccola, carina e soprattutto nuova. Era fissa sullo stesso scaffale di un negozio qualunque già da parecchio tempo, infatti aspettava con trepidazione che qualcuno la scegliesse, in mezzo a tutte le altre caffettiere, e la portasse a casa con sé.

Un bel giorno arrivò Alessandra. Una giovane ragazza, vincitrice di un progetto chiamato Leonardo che avrebbe iniziato da lì a poco in Spagna, che stava giusto cercando una caffettiera. Moka fece di tutto per farsi notare e Alessandra innamoratasi proprio di lei la comprò e la mise in valigia con tutte le altre cose che doveva portare con se in Spagna.

Così Moka dopo aver fatto un lungo viaggio arrivò in Spagna insieme ad Alessandra. Appena arrivata a casa Alessandra mostrò la piccola Moka a Fabiana e Teresa, le sue coinquiline, come se lei fosse un gioiellino e di questo Moka né era davvero, davvero fiera.

Così Moka iniziò a fare caffè a tutte le ore e ad allietare le giornate alle tre fanciulle. Veniva costantemente utilizzata e questo la rendeva felice. Finalmente si sentiva utile.

Solo che però con il passare del tempo Fabiana e Teresa  iniziarono a non pulire Moka dopo che la utilizzavano. E così ogni volta restava con la posa e con i segni del caffè dentro. Moka perciò giorno dopo giorno, uso dopo uso iniziò ad essere triste nonostante però continuava a fare un buonissimo caffè per le tre donne.

Un giorno, Alessandra stanca di vedere la Moka sporca e triste, decise di fare qualcosa per spronare le due donne cattive e fece un bel cartellone e lo appese in cucina sopra i fornelli.



Da quel giorno, dopo essere utilizzata Moka viene ripulita alla perfezione da Teresa e Fabiana, così da essere subito pronta per il prossimo utilizzo.